Sono stati trenta mesi difficili in cui mi sono voluto mettere in gioco dietro al facile paravento dell’anonimato che la rete virtuale permette ancora. Mi sono raccontato attraverso mille sfaccettature con discorsi sempre al limite tra il serio e il verosimile, tra mille spaccati di vita quotidiana intrecciati a parole che in quei particolari momenti attiravano la mia attenzione, mi colpivano emotivamente oppure magari servivano solo come pretesto per riflettere su quelle cose che spesso fatichiamo a vedere.
Talvolta mi sono perso dietro all’improvvisazione scrivendo cose per le quali il pentimento è stato atroce, ma non riesco a rinnegare niente del mio passato da scrittore novello. Se non avessi scritto quello che realmente sentivo forse ora sarei al capolinea di una storia falsa e ipocrita dentro cui non sarei nemmeno capace di specchiarmi.
Mi sono perso dietro a delle canzoni malinconiche, ho fumato troppe sigarette nel pieno della notte, ho camminato tra i miei pensieri per ore e ore senza mai sentirmi soddisfatto. Questo periodo della mia vita mi ha segnato profondamente insegnandomi a non credere sempre a tutto, aiutandomi a cercare di capire cosa c’è dietro ogni dramma. Il dramma dell’esistenza che ognuno di porta dietro come un fardello che non sempre è leggero e pulito.
Non sono nato con la camicia e con il bavero sempre pulito e non ho ricevuto quell’affetto che ancora oggi rincorro nonostante dicano che non ho più l’età. Sono solamente arrivato a credere che fosse giunto il momento adatto per chiudere gli occhi per un istante appena e riaprirli solamente con la consapevolezza che niente è per sempre.






